Reinenliebenstrukturen (ovvero “Volevo diventare un neopopperiano ma mia madre mi ha comprato i Gormiti”)

Sintassi, tecnicismi e lessici matematici, fisici e filosofici sono usati totalmente a cazzo per questioni organiche. Logici e bourbakisti, fisici teorici e sperimentali, hegeliani e popperiani tutti: non rompete la minchia. Cordialmente.

Il filosofo, come il matematico, gode proprio sessualmente nel creare – enunciare, mostrare e descrivere – strutture. Da Cartesio in poi, che di certo non era uno che si esprimeva in termini chiari – o meglio, non aveva voglia di rinunciare ad architetture rococò nei suoi discorsi – e che per 24 ore, da uomo di scienza e di fede come Galileo, Newton, Copernico e Leibniz, ha perso la sua fede ritrovandola grazie al suo pensiero, il filosofo gode sessualmente nel trovare metodi. Di cosa? Diranno i miei pochi, quasi nulli, lettori. Qualsiasi, anche posizionare bene il rotolo della carta igienica in bagno o trovare reminescenze marxiste nel testo della canzone di Rebecca Black “Friday”. Sì, esiste una persona che ha fatto questo. E non metto alcun link perché delle fonti, ora come ora, non me ne frega assolutamente un cazzo.

Torniamo a noi: le strutture, per come le intende un matematico, sono istituzioni di regole alle quali un determinato insieme di numeri deve tener conto se essi vogliono sopravvivere nel mare magnum della cardinalità dello stesso insieme di cui fanno parte. Cos’è la cardinalità? È quel numeretto che serve nel caso in cui l’insieme vada a schiantarsi contro uno scoglio per via del capitano ubriaco e di probabili origini campane.

Cantor: “Dottò, quanti ne sono morti oggi?”
Peano: “151, uno in più uno in meno…”
Cantor: “Poco male, tanto siamo in N: avoglia a rimpiazzare!”
Hilbert: “Io posso donare stanze per gli sfollati, quante ne volete! Sto facendo dei lavori di ristrutturazione che…”
P. e C.: “STAI ZITTO TU CAZZO!”

Un insieme si dice numerabile se esso è in stretta correlazione con l’insieme dei numeri naturali (N appunto, che vengono chiamati così perché, se avete tanto tempo da perdere potete contarli TUTTI sulle dita delle mani, e dei piedi, e delle delle mani di chi vi sta accanto, e dei piedi di questi, e delle mani e dei piedi di chi vi sta a sinistra ecc. ecc.).

Grazie a un pisano che è sopravvissuto alla morte per uscio di nome Peano, che tutti i logici nominano alla stregua di come un antropologo nominerebbe Margaret Mead mentre pratica sesso anale con la moglie, anche l’insieme dei numeri naturali gode (probabilmente anche sessualmente) di certe proprietà. Anche lui ha una struttura. Vuol dire che se il numero 5 – numero naturale, che tra l’altro è primo, ma su questo ci torneremo più avanti, ma anche no – una mattina si svegliasse e decidesse di traslocare nell’insieme dei numeri Complessi senza prendere atto che oltre a quelle proprietà che sta portando con sé deve prenderne pure altre, e probabilmente pagare il doppio dell’IMU sulla prima casa, semplicemente non potrà farlo. Allo stesso modo un fisico gode anche lui sistematicamente e sessualmente come un porco creando o studiando modelli.

Schrödinger: “Salve sono Schrödinger e mi ammazzo di seghe pensando ai gatti morti. O vivi. Non fa differenza”

Cosa succede, allora, se queste strutture, questi modelli e questi metodi vanno a farsi benedire e intascano i 500 euro senza neanche passare dal Via e non beccando la tassa patrimoniale?

5: “Cara, me ne vado nel quartiere dei razionali che si dividono per 0. Addio, è stato un piacere”
10: “Ma lo sai anche tu che è ancora in fase di costruzione e che non lo finiranno mai! Per quanto ne sappiamo potrebbe anche non esistere!”

Chiariamo subito una cosa, dopo tutta questa prosopopea inutile: matematici, fisici e filosofi non sono Matematici, Fisici e Filosofi.

Quando la struttura viene meno, essi rispondono con un “Ah però!” e rimboccano le loro maniche per capire come migliorarla, quelli con l’iniziale minuscola iniziano a sbraitare “PUTTANATE!!!” o – peggio ancora – partecipare a La Pupa e il Secchione.

Quando il matematico, il fisico e il filosofo vedono nella struttura un’incrinatura donano agli elementi che la compongono una volontà che essi non hanno: il numero 5 non si trasferirà mai da nessuna parte, perché non ha la potenza in volontà – in quanto oggetto astratto – in grado di poterglielo fare.

5: “A pensarci bene chi me lo fa fare a cambiare casa. Sto qui assieme a te dalla notte dei tempi e non me ne lamento!”
10: “Sì, ma occhio al numero 7 che ci guarda sempre male…”
5: “Quello è perché si sente tanto Gesù Cristo”
10: “E chi è?”
5: “Non lo so, non abita manco dai transfiniti…”

La volontà è peculiare degli esseri viventi, se la struttura è fallace è per via della volontà umana – in un dato momento – a essere tale. Un oggetto come “5” non può esser dotato di volontà, in quanto semplice fatto. Le strutture sono regolarizzazioni di interazioni tra fatti, andare contro di questi significherebbe che i fatti in questione altro non siano se non dotati di volontà. Chi dà loro questa volontà?

Il filosofo, il matematico e il fisico rispondono con: “Dio, ma io non ci credo altrimenti Odifreddi poi mi scrive un libro sulla mia frase e io sinceramente non ho tutto questo tempo da dedicargli. L’ho invitato una volta a cena da me: ha mangiato tutto e non ha portato nemmeno un dolce, nemmeno una bottiglia di vino”.
Il Filosofo, il Matematico, il Fisico – quelli odierni, perlomemo – rispondo con: “Siamo noi stessi a donare volontà ai fatti, perché altrimenti senza la nostra sarebbero solo degli enti vuoti, privi di ogni cosa”. E alla domanda Odifreddi cosa ha detto su questo? loro rispondono Chi?

Il concetto di Dio è molto comodo per chiudere dei cerchi che in realtà son quadrati e torna comodo agli atei quanto ai credenti. Chi deve ricercar davvero quello sputo di velo semantico disperso nell’infinità del cosmo chiamato Verità non ha tempo per dogmi di seconda mano secolarizzati da ckub di pescatori. Kronecker aveva ragione a dire Dio fece i numeri interi, il resto è opera dell’uomo e se entrambi si fossero fatti i cazzi loro nessuno se ne sarebbe accorto.

Tutto questo per dir cosa?
Potevo scriverti sin dal principio, in un impeto di epica poetica patologica, che non siamo altro se non due personaggi di un qualche romanzo storico russo di qualche scrittore di seconda mano, dal quale Tolstoj ha preso a piene mani per scrivere le sceneggiature di Beautiful già durante le guerre napoleoniche: il soldato dai ferrei principî ma carico di ideali romantici e la ragazza di salotto buono molto ingenua ma di sani principî universali e di fratellanza; mescola quanto vuoi questi ruoli, i soggetti del nostro copione non cambiano. Biologicamente, fisicamente, matematicamente e filosoficamente l’amore è un fatto incastonato tra gli imperativi fattuali Nasci, Cresci, Innamorati, Sposati, Procrea, Muori. Ma c’è per me un motivo migliore per amarti del semplice fatto di amarti: l’essere amanti e amati. Cosa sono io se non un misero ciccione a cui manca poco per esplodere e andarsene definitivamente, mente e corpo, su Giove senza i nostri alterchi e le nostre certezze comuni, il nostro odiarci e il nostro desiderio di stare l’uno accanto all’altra, il nostro buon umore e la nostra insofferenza? Ogni singolo fattore dei nostri caratteri che si accomunano e si scontrano fattualmente e la Volontà di prenderli e farli nostri rendono tutto di una purezza inscalfibile: ogni amore, per quanto fatto, è potente in quanto atto di volontà. Il nostro ne ha parecchio, e per quanto ne so ha la potenza di radere al suolo qualsiasi cosa. Anche il muro di Berlino in piena guerra fredda.

‘Cause we’re lovers, and that is a fact.